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LE CURE PER LA MALARIA
Il 50% dei malati africani non risponde più alla clorochina.
Altri farmaci più efficaci costano da 10 a 100 volte di più della clorochina.
Le case farmaceutiche destinano alla malaria meno dell'1% dei fondi dedicati alla ricerca e allo sviluppo.
Non esiste ancora un vaccino.

I FARMACI ATTUALMENTE DISPONIBILI

Chinino
Fino alla scoperta della clorochina, è stato il principale farmaco nel trattamento della malaria. Ora sta tornando ad avere uno spazio dove si è sviluppata una resistenza alla clorochina. Il chinino è efficace contro tutte e quattro le specie di plasmodio e ha un costo relativamente basso, ma presenta difficoltà di somministrazione che lo rendono poco utilizzabile nelle aree in cui sono carenti, o di difficile accesso, le strutture sanitarie.
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Clorochina
Raccomandata per le aree dove P. Vivax è la specie predominante (Algeria, Marocco, Iraq, Siria, Turchia, Azerbaijan, Nord-Iran e Cina). Attualmente in tutte le zone del pianeta in cui predomina il P. Falciparum si è sviluppata una resistenza alla clorochina che rende inefficace questo farmaco. Nonostante ciò, molti protocolli nazionali dei paesi in cui si è sviluppata la resistenza continuano a suggerire l'impiego della clorochina, che ha un costo molto basso.
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Meflochina
La meflochina è un efficace schizonticida ematico raccomandato per aree dove vi è resistenza di P. Falciparum alla clorochina. Essa è anche molto attiva contro P. Vivax e P. Malariae. È un farmaco che presenta effetti collaterali non trascurabili (disturbi digestivi, disturbi a carico del sistema nervoso centrale), è controindicato in gravidanza e non può essere assunto per periodi superiori a tre mesi; tutto ciò limita il suo utilizzo per uso profilattico. La meflochina, considerando anche l'alto costo del farmaco, è tuttora il medicinale più usato per una profilassi a breve termine. Viene anche adoperata in terapia, ma le dosi necessarie in questo caso sono superiori, con maggiore probabilità di effetti collaterali.
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Clorochina+Proguanile (C+P)
Questa combinazione di farmaci è raccomandato per la profilassi in aree dove sono riportati bassi livelli di resistenza di P. Falciparum alla clorochina o anche aree dove sono riportati alti livelli di resistenza di P. Falciparum alla clorochina, se il viaggiatore non tollera meflochina o dossiciclina; in aree dove è segnalata resistenza di P. Falciparum alla clorochina, ma l'assunzione della meflochina è controindicata, come ad es. durante le fasi iniziali di gravidanza.
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Alofantrina
Negli anni '70 fu sintetizzata l'alofantrina, un 9-fenantrene metanolo, ottenuto per sintesi chimica, intrinsecamente più potente del chinino e della meflochina. È considerato un ottimo farmaco antimalarico, se somministrato da personale medico sotto stretto controllo cardiologico.
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Primachina
Il suo significato terapeutico si limita oggi alla terapia radicale della malaria da P. Vivax.
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Antibiotici
Dall'inizio degli anni ottanta anche le tetracicline sono state usate come farmaci antiplasmodiali, sia in associazione al chinino nella terapia che come profilassi a breve termine nelle zone di resistenza alla meflochina (Nord-Tailandia, Vietnam).
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Dossiciclina (DOX)
Raccomandata per aree dove è segnalata resistenza multipla ai farmaci e nel caso in cui, pur essendo presenti alti livelli di resistenza di P. Falciparum alla clorochina, sia controindicata o non tollerata la meflochina.
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Artemisinina
Recentemente si è riscoperta una pianta usata in Cina da più di 2000 anni, l'Artemisia Annua, da cui viene estratta l'artemisinina. Questo farmaco realizza la rimozione rapida di parassiti con percentuale di recrudescenza bassa, elimina rapidamente i sintomi associati alla malaria, può ridurre potenzialmente la trasmissione dell'infezione, previene il procedere verso la malaria cerebrale, è efficace in aree con resistenza ai farmaci e ha buona tollerabilità.
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Nuove strategie farmacologiche
Ora gli esperti raccomandano di includere nei protocolli una combinazione di farmaci antimalarici. Una combinazione che associa un derivato dell'artemisinina e un antimalarico classico è oggi la soluzione terapeutica più efficace. I derivati dell'artemisinina agiscono rapidamente, sono potenti e complementari ad altre classi di cura. Ad oggi non è stata segnalata alcuna resistenza ai derivati dell'artemisinina.
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Resistenza ai farmaci antimalarici classici
Oggi sta emergendo una resistenza ai farmaci contro la malaria che si diffonde più velocemente di quanto possano essere sviluppate nuove medicine. In Africa i protocolli di cura nazionali raccomandano in generale l'utilizzo di un antimalarico classico (come la clorochina o il Fansidar) come trattamento per la malaria semplice. Ma in questi ultimi anni la resistenza a questi farmaci è aumentata in modo considerevole.
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L'uso terapeutico del tè di Artemisia Annua Annamed
Attualmente si stanno testando le proprietà terapeutiche della tisana fatta con le foglie dell'Artemisia Annua Anamed, un ibrido dell'Artemisia Annua che può crescere ai tropici. I risultati positivi sinora ottenuti provano l'efficacia della tisana di Artemisia Annua Anamed nel trattamento della malaria e la indicano come una possibile alternativa alla clorochina e al chinino. Per gran parte della popolazione mondiale, impossibilitata ad avere accesso ai costosi farmaci efficaci, la coltivazione di questa pianta significherebbe disporre, a bassissimo costo, di un trattamento di provata validità terapeutica.
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Le prospettive di scoprire un vaccino
Il vaccino potrebbe essere l'arma che oggi manca per combattere la malaria là dove sono più sfavorevoli le condizioni ambientali e sociali: ma la sua messa a punto è resa particolarmente difficile dai diversi stadi di sviluppo del parassita, ciascuno con caratteristiche molecolari e biologiche diverse, a volte molto variabili.
Il primo vero vaccino è stato messo a punto negli anni '80 dal colombiano Manuel Patarroyo, ma l'OMS ha ritenuto il vaccino insufficiente, sospendendone la sperimentazione su larga scala. Gli studi sono tuttavia continuati, e recentemente si sono avuti i primi positivi riscontri di un altro vaccino, sviluppato dal Walter Reed Army Institute in collaborazione con la SmithKline Beecham Biologicals. È il primo vaccino ottenuto grazie alla clonazione dei geni del plasmodio.
A questo punto ai ricercatori si aprono molte strade: tutte le fasi di sviluppo del parassita possono infatti diventare bersaglio della risposta immunitaria, e le tecniche per costruire e potenziare un vaccino sono sempre più numerose e sofisticate. Altri tentativi si rivolgono verso i gameti del parassita: sono i cosiddetti "vaccini altruistici", che non hanno effetti sulle persone vaccinate, ma interrompono la trasmissione del plasmodio agendo contro i gameti nell'intestino della zanzara.
Ma l'approccio più rivoluzionario è rappresentato dai vaccini a DNA. Di tutte le tecnologie disponibili, quella che prevede l'utilizzo di DNA sembra offrire i migliori presupposti per lo sviluppo di un vaccino contro le varie fasi del plasmodio. Anziché immettere l'agente patogeno, o una parte di esso, in forma attenuata, per suscitare la risposta immunitaria vengono introdotti suoi frammenti di DNA che codificano un determinato antigene. Il soggetto viene così immunizzato contro l'agente senza esserne venuto in contatto.
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